InvaliditàLa ratio dell’amministrazione di sostegno

6 Febbraio 2021by NoemiAdeleAdmin
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L’amministrazione di sostegno è una misura di protezione introdotta nel nostro ordinamento dalla legge del 9 gennaio 2004 n. 6 e precisamente l’art. 1 della predetta legge recita: “la presente legge ha la finalità di tutelare con la minore limitazione possibile della capacità di agire le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana mediante interventi di sostegno temporanei o permanenti

Spesso quando ricevo la richiesta di consulenza su questo argomento sono solita soffermarmi su questo articolo, affinché sia ben chiaro che l’amministrazione di sostegno è una misura di protezione e non come spesso si pensa una misura penalizzante per l’amministrato.

In effetti qualora, dopo un’attenta analisi del caso, si decida di procedere avvalendosi di questo istituto, ciò che deve essere chiaro è che l’amministrato non sarà privato della sua capacità di autodeterminarsi ma verrà sostenuto da colui che sarà nominato amministratore.

L’amministrazione di sostegno è quindi uno strumento volto a sostenere la capacità residua del beneficiario, nonché la sua volontà attraverso misure autorizzate e valutate dal Giudice Tutelare sulla base delle necessità e delle capacità del beneficiario in quel momento.

E’ stato quindi introdotto nel codice civile agli artt. 404 e ss. un nuovo strumento necessario a tutelare e proteggere tutte le persone fisiche che si trovino in una condizione anche temporanea di infermità, di disagio psichico, esistenziale o che a causa di una menomazione fisica o psichica, si trovino nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi.

Ed in effetti questo istituto soccorre il beneficiario affinché possa continuare ad amministrare i propri interessi insieme all’amministratore nominato, con lo scopo non già di sostituirne la volontà bensì di affiancarla rendendo così possibile non solo continuare ad amministrare il proprio patrimonio ma altresì a compiere atti patrimoniali, non patrimoniali o di natura sanitaria.

Inoltre il beneficiario continuerà a conservare la propria piena capacità di agire per il compimento degli atti della vita quotidiana ed in generale per tutti gli atti che non siano riservati alla competenza esclusiva o alla assistenza dell’amministrazione di sostegno.

Quindi la residua capacità d’agire del beneficiario non verrà meno con l’applicazione dell’istituto, ma lo stesso acquisterà un sostegno grazie al quale potrà altresì evitare raggiri o manipolazioni da parte di terzi, oltre ad evitare scelte che potrebbero mettere a rischio i propri interessi.

Inoltre il procedimento volto ad ottenere la nomina dell’amministrazione di sostegno è molto snello e come determinato dagli art. 404 d 407 c.c. si propone con ricorso da depositarsi presso il Tribunale della residenza del beneficiario.

Il Giudice Tutelare letto il ricorso fissa con decreto la data di udienza per l’audizione del beneficiario.

Il ricorrente dovrà poi notificare, rispettando il termine indicato dal Giudice, sia il ricorso sia il decreto non solo al beneficiario, ma altresì ai soggetti indicati nel ricorso.

La fase istruttoria si esaurisce con l’esame del beneficiario, ma qualora il Giudice Tutelare dovesse ritenerlo necessario potrà disporre d’ufficio ogni ulteriore accertamento al fine di verificare le capacità ed il grado di autonomia del beneficiario.

Al termine della fase istruttoria il Giudice Tutelare provvede con decreto motivato ed immediatamente esecutivo.

A parte questo breve cenno alla fase processuale dell’istituto, ho sentito la necessità di scrivere queste righe affinché fosse compresa la ratio di questo istituto perché genitori, figli e/o parenti, legittimati a richiedere l’applicazione dell’amministrazione di sostegno, non desistano dal farlo nella errata convinzione che questo istituto possa ledere in qualche modo l’autodeterminazione dei propri cari.

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